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Le lettere

Ma senti questa!

"E' pericoloso avere ragione in questioni su cui le autorità costituite hanno torto." Voltaire

I contributi pubblici stanziati per le produzioni biologiche sono finalizzati al miglioramento della qualità delle stesse, oppure per ridurre l’impatto ambientale? Perché non riusciamo a conoscere la verità da qui a lì? Perché da qui a lì ci dicono le bugie! È stato questo il botta e risposta tra due individui seduti al bar che commentavano la trasmissione “Occhio alla spesa”, del 9 c.m., nella quale si è parlato anche del biologico.

Essi, giustamente, sostenevano che le finalità del biologico riguardano la tutela dell’ambiente e non la qualità delle produzioni. Ed è per questo motivo che i produttori del biologico usufruiscono di contributi pubblici per compensare il loro mancato reddito, dovuto al non utilizzo ( così dicono) di prodotti di sintesi. Cosa, del resto, non vera ( v. Reg.to CE 834/2007 – art. 12, comma 1, lettere d; e; f; h – art. 14, comma 1, lettera b iii e iv; e lettera e ii – art. 16 e art. 23), in quanto in caso di necessità questi prodotti possono essere usati.

Per questi motivi, i due protagonisti si sono compiaciuti della professionalità e dell’onestà intellettuale del professor Eugenio Del Toma, presente in trasmissione, dimostrate nell’affermare che, sotto l’aspetto nutrizionale, i prodotti biologici non si differenziano da quelli normali. Ne tanto meno per quanto riguarda l’aspetto sanitario. E, di conseguenza, affermando che il biologico non è sinonimo di qualità e di sanità superiore a tutti gli altri prodotti presenti sugli scaffali del supermercato. Viceversa, non hanno espresso giudizi positivi sulle affermazioni del dott. Francesco Giardina del Mipaaf. Anzi, hanno trovato scorretto che un funzionario del Ministero all’Agricoltura, pagato con soldi pubblici e, quindi, dei consumatori, si fosse presentato in una TV pubblica a fare pubblicità ingannevole per dei cibi con caratteristiche simili e, a volte, anche inferiori a quelli normali. Questo modo scorretto di proporsi di un funziona-rio pubblico, in un contesto pubblico, in una TV pubblica, non dovrebbe più accadere. L’affermazione del dott. Giardina che lui acquista solo biologico perchè ha dei bambini, dimostra che non sa e/o non vuol far sapere cos’è il biologico. Come può affermare che il biologico è super controllato dal campo alla forchetta, perché questo ruolo è stato affidato ad un ente certificatore privato, dimenticandosi di dire che tale ente è pagato dallo stesso produttore?

Perché non ha detto che il compito dell’ente di certificazione è solamente quello di avallare le pratiche produttive riportate dal produttore sul registro aziendale (verifica fatta almeno una volta l’anno) per consentire allo stesso di ricevere i contributi pubblici previsti per il biologico? Perché non ha detto, come ha fatto il professor Eugenio Del Toma, che la vigilanza sanitaria su tutti gli alimenti, inclusi quelli biologici, è esercitata dal Ministero alla Sanità, attraverso le ULSS, e non dagli enti certificatori?

A questo punto, avrei voluto intervenire nella discussione dei due individui, per dare una mia risposta ai loro interrogativi. Ma preferisco rivolgermi direttamente a Lei dott. Di Pietro, visto che sul biologico ho già avuto modo di informarLa con una nota datata 30 aprile 2009, della quale non ho avuto una Sua risposta. Perché? Forse la nota non gli è stata recapitata? Mosso da questo dubbio, non posso fare a meno d’inviarLe alcuni stralci di quella nota.
« …..l’art. 10, comma 2, del Reg.to CEE 2091/92, che disciplina il biologico, recitava: “Nell’etichettatura o nella pubblicità non possono essere contenute affermazioni che suggeriscono all’acquirente che l’indicazione, di cui all’allegato V ( prodotto biologico), costituisce una garanzia di qualità organolettica, nutritiva o sanitaria superiore”. Recitava, perché questo re-golamento è stato abrogato, per essere sostituito, a partire dal 1° gennaio 2009, dal Reg.to CE n° 834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007. Pertanto, quest’articolo non esiste più, ed è stato sosti-tuito con il seguente (art. 23, comma 1): “Ai fini del presente regolamento, si considera che un prodotto riporta termini riferiti al metodo di produzione biologico quando, nell’etichettatura, nella pubblicità o nei documenti commerciali, il prodotto stesso, i suoi ingredienti o le materie prime per mangimi sono descritti con termini che suggeriscono all’acquirente che il prodotto, i suoi ingredienti o le materie prime per mangimi sono stati ottenuti conformemente alle norme stabilite dal presente regolamento”. » E,ancora: « ….. dall’art. 14, comma 1 lettera ii) del Reg.to CE 834/2007, che recita: “ le malattie sono trattate immediatamente per evitare sofferenze agli animali; i medicinali veterinari allopatici di sintesi chimica, compresi gli antibiotici, possono essere utilizzati in caso di necessità e a condizioni rigorose, ove risultino inappropriati i pro-dotti omeopatici, fitoterapici e altri prodotti…;”» E ancora: « …. “i prodotti della caccia e della pesca di animali selvatici non sono considerati facenti parte della produzione biologica” ( art. 1, comma 2 del Reg.to CE 834/2007), quindi, il biologico non è per nulla naturale, nel senso di genuino.
Inoltre, nelle produzioni ortofrutticole biologiche sono utilizzati, come antiparassitari, il solfato di rame ed il bacillus thuringensis, entrambi nocivi. In particolare, il bacillus thuringensis appar-tiene alla 1/a classe degli insetticidi, alla quale fanno parte la categoria degli insetticidi più pe-ricolosi. Merita sottolineare che, tale insetticida, lo possono acquistare solamente i Periti e i laureati in Agraria, mentre i produttori devono essere in possesso di un patentino speciale, ri-lasciato dopo aver sostenuto un esame di idoneità. »
In fine, sempre per Sua conoscenza, come post scriptum alla citata nota, feci riferimento alla pagina 28 della rivista Altroconsumo, del mese di maggio 2009, nella quale si parlava di un’indagine sulla presenza di nitrati su alcuni ortaggi, di cui: “….il campione biologico di spinaci superava il limite imposto dalla legge … e della copertina del numero 34 del 30 agosto 2007 dell’Espresso, la quale riportava il titolo: Bio che bluff.
Una curiosità, dott. Di Pietro. Un professionista che si occupa di alimenti per le persone, ha il dovere di fare informazione corretta?

Distinti saluti


li, 11.12.10



Benito Mantovani

in data:01/01/2011

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