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L'indirizzo

"Un americano a Roma" ispira menu di Luce, ristovilla capitolina

Aperto nella zona del Parco dell'Appia Antica, il ristorante con un dehors di 200 posti. Spazio alla rivisitazione in chiave gourmet dei piatti poveri del Lazio

Roma-  La necessità è virtù. E mai come in questo caso è verità. A Roma, uno degli esempi più lampanti di imprenditoria che non si arrende al destino e all’ondata virulenza del Covid-19  è Ambrosini Banqueting con la sua proprietaria Iolanda, che di fronte alle misure di sicurezza sanitaria che hanno bloccato organizzazioni di eventi e catering, ha pensato che una delle chance fossero le ristoville, in attesa di una ripresa a tutto tondo.  Ed ecco allora che per uscire dal tunnel di una pandemia è nato nella Capitale “Luce. ristorante, cocktail bar, pizzeria” (Via delle Sette Chiese, 293) all’interno di Villa dei Cesari, dimora storica di antichissima costruzione collocata tra via delle Sette Chiese e l'Ardeatina, nel quadrante sud della città e precisamente nel parco archeologico dell'Appia Antica.

Il ristorante, che ha nel nome l’auspico di una fine della crisi, è situato all'altezza delle Catacombe di San Callisto. Grazie all’importante spazio esterno “Luce” si caratterizza anche come polo multifunzionale, da non confinare solamente a grandi feste grazie a un giardino che è stato adibito a dehors e può contare 200 posti a sedere con distanziamento, a fronte di due saloni interni che attualmente vantano una capienza complessiva di 150 coperti. L'area esterna è stata completamente decorata con installazioni aperte di legno a forma di igloo, tappeti di diverse dimensioni e cuscini color ottanio, mentre i tavoli più alti, disposti sempre nel giardino tra i banani, sono bianchi, in uno stile shabby chic, quindi lasciati al naturale per agevolare la sanificazione delle superfici. E’ presente una pizzeria, un angolo cocktail bar e una brace a vista. Le persone assunte per il progetto sono più di dieci.

A guidare la cucina Mirko Pagani, cuoco romano che ha personalizzato il menu a forte vocazione territoriale dando spazio ai piatti poveri della cucina laziale, ma rinnovati nel gusto e nella presentazione.  L'ispirazione è arrivata pensando all'iconico film "Un americano a Roma".  In carta. ad esempio, si può trovare il supplì di riso Carnaroli, ossobuco alla romana con zafferano e sentori di timo e tra gli antipasti il tris di crocchette con patate viola, tartufo e maionese allo zenzero. Immancabile la Carbonara. La linea della pizzeria si divide tra gusti Tradizionali, quindi Margherita, Napoli con Bufala, Amatriciana, poi Focacce come la Cesari a base di stracchino naturale al miele, mortadella, granella di pistacchio o una ancora più esclusiva con Burrata di Andria, Patanegra e olio al tartufo. (Gia. Pac.)

in data:08/07/2020

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