L'indirizzo
Bencò: Dna di Calabria per un menu che ha nella pasta fatta a mano la marcia in più
Il ristorante, aperto nella zona Prati di Roma, propone una cucina italiana con "deviazioni" dedicate alla regione del Sud della penisola
Roma- Se amate la pasta fatta a mano il posto che fa per voi è Bencò, ristorante dal Dna calabrese al 100% con la voglia di stupire e stuzzicare gli appetiti con un menù tradizionale italiano. Collocato nella borghese zona Prati di Roma (Via Fabio Massimo 101) ad alta concorrenza ristorativa, Bencò trova il suo punto di forza in una coppia proprietaria composta da zio e nipote, Arturo Converso e Manuel Bennardo e sulla lavorazione della pasta fatta a mano da Gennaro Pernìce, chef prescelto del ristorante che nel suo insieme proporrà all’ospite una carta che alterna mare e terra. Il locale, brandizzato con la crasi dei nomi dei proprietari, può vantare nel curriculum la consulenza dello chef pluripremiato e docente di cucina mediterranea Paolo Cappuccio.
Lo chef Gennaro Pernìce, dopo essersi cimentato nelle avventure ristorative nel locale Perpetual di Roma, presenterà agli avventori del ristoranti non solo piatti italiani, ma anche quelli che richiamano la Calabria con ingredienti che valorizzano la regione. Tra questi il rosso Petraro della Val di Neto utilizzato per brasare il guanciale soffice, la spalla di maialino nero calabro cotta a bassa temperatura o la liquirizia Amarelli di Corigliano – Rossano per impreziosire il soffice di cioccolato con cuore di cioccolato bianco e la polvere dell’inimitabile oro nero. Tra i primi piatti del locale da 35 coperti si possono odinare, per citarne alcuni, delizie come le fettuccine con la coda di manzo (condimento che omaggia Roma), i tortelli di zucca e mostarda alla pera, gli spaghetti ruvidi alla polpa di riccio, broccolo invernale e pomodoro confit e il riso carnaroli riserva Salera al nero di seppia, crudo di gambero rosso al lime. Quanto alla proposta enologica la carta propone una selezione di circa 70 etichette custodite nella cantina che si trasforma una saletta privata per degustazione da massimo 10 persone.