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Dazi: allarme per il Made in Italy, in pericolo 3 miliardi di prodotti

Si conclude oggi la procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti (Ustr) sulla nuova lista allargata dei prodotti europei da colpire. Le nuove tariffe potrebbero schizzare fino al 100%

Roma- E' allarme per il Made in Italy, con 3 miliardi di prodotti base della dieta mediterranea che potrebbero finire nel mirino dei nuovi dazi Usa. Si conclude infatti oggi la procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti (Ustr) sulla nuova lista allargata dei prodotti europei da colpire. A essere colpiti con nuove tariffe che potrebbero schizzare fino al 100% potrebbero essere la pasta, il vino e l'olio italiani, mentre i formaggi, gia' passati sotto la scure dell'amministrazione americana lo scorso novembre, dall'attuale 25% rischiano di aumentare al 50%, con un grave danno per il tutto settore lattiero-caseario.

Gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato di sbocco dell'export agroalimentare tricolore. Nell'ultimo anno l'Italia ha spedito 4,2 miliardi di euro sul mercato statunitense. Ogni 10 prodotti agroalimentari Made in Italy venduti nel mondo, uno finisce sulle tavole a stelle e strisce. Per le vendite estere di vino, gli Usa sono il primo mercato di sbocco con 1,5 miliardi di euro e un peso sulle esportazioni totali oltreoceano del 35%. Dato in crescita, visto che nei primi 9 mesi del 2019 il controvalore delle esportazioni italiane aveva gia' superato del 4,6% il dato dell'anno precedente con un'impennata per gli spumanti (+9%). 

Le principali associazioni italiane, dalla Coldiretti alla Cia-Agricoltori Italiani, hanno lanciato un appello al commissario Ue al Commercio, Phil Hogan, che domani sara' in missione a Washington per provare ad arrestare l'escalation della guerra commerciale voluta da Donald Trump in seguito agli aiuti europei al consorzio Airbus. "L'imposizione di nuovi dazi doganali non farebbe che infliggere danni alle imprese e ai cittadini e mettere a rischio un mercato florido per le nostre aziende - ha sottolineato Dino Scanavino, presidente Cia - se tra Stati Uniti ed Europa non si fosse interrotto il processo negoziale del Ttip all'interno di una cornice commerciale bilaterale nel rispetto del principio di reciprocita' delle regole commerciali, tutto questo non sarebbe successo". Da parte sua, il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha sollecitato la Ue a "trovare risorse sufficienti e misure di compensazione per gli agricoltori" che troppo spesso "subiscono penalizzazioni da dispute geopolitiche che non sono direttamente connesse con la loro attivita'". E ha spiegato che se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano "una bottiglia di prosecco venduta oggi al dettaglio in Usa a circa 10 dollari ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitivita' rispetto alle produzioni non colpite". Una eventualita' "devastante" che mette a rischio il principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari Made in Italy fuori dai confini comunitari e sul terzo a livello generale dopo Germania e Francia".

 

Sempre sul fronte del vino, la Cia pone l'attenzione sulle "ripercussioni negative" sull'intera filiera: importatori, distributori, trasportatori, enoteche fino a includere "tutto il settore della ristorazione a stelle e strisce, che da solo vale 180 miliardi di dollari e da' lavoro a 3 milioni di persone". Secondo la confederazione, alcuni importatori hanno recentemente posticipato gli ordini per paura che le tariffe applicate alle merci in transito possano stravolgere il mercato. Il rischio, fa notare, "e' di lasciar strada libera ai competitor che potranno aggredire una quota di mercato davvero appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno". La Cia-Agricoltori italiani evidenzia che gli stessi produttori americani di vino hanno lanciato una petizione contro la nuova ondata di dazi, essendo preoccupati dai danni per la filiera distributiva, che oltre ai vini locali commercia anche quelli esteri.
Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione europea si riferisce alla disputa nel settore aereonautico che coinvolge l'americana Boeing e l'europea Airbus dopo che il Wto ha autorizzato gli Usa ad applicare un limite massimo di 7,5 miliardi di dollari delle sanzioni alla Ue. Secondo Coldiretti, per l'Italia al danno si aggiunge la beffa poiche' "il nostro Paese si ritrova ad essere punito dai dazi Usa nonostante l'Airbus sia essenzialmente un progetto franco-tedesco al quale si sono aggiunti Spagna e Gran Bretagna". 

in data:13/01/2020

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