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Filiera Corta

La top list delle bufale alimentari: ecco quelle a cui credono di più gli italiani

Un’indagine Doxa-Aidepi rivela l’opinione dei connazionali sull’informazione online relativa al cibo e indaga i falsi miti più diffusi in rete. La metà del campione afferma di non credere ciecamente a quello che legge, per il 17% il web è Vangelo

Roma- Cibi dai poteri miracolosi o assolutamente dannosi. Diete che promettono dimagrimenti in tempi record e rimedi per qualunque esigenza. Il dibattito sul cibo è sempre più attuale e oggi vive e si alimenta in quella grande arena che è il web. E la bufala è dietro l’angolo: facile generarla ma difficilissimo annientarla, ad ogni latitudine. Anche i nostri connazionali non ne sono immuni. Per 4 italiani su 10 – rivela una ricerca realizzata da Doxa per conto di Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e prmossa da il progetto varato da www.merendineitaliane.it e dal blog Ore17 Internet e social media sono la seconda fonte d’informazione più attendibile su cibo e dintorni. 

Prendendo in esame 9 bufale alimentari molto diffuse sul web – setacciate e rintracciate dal gruppo di 5 blogger che hanno dato vita alla campagna #OperazioneFalsiMiti  “smentite” dagli esperti ingaggiati da Aidepi  e sottoposte al giudizio del campione della ricerca, si ottiene un riscontro abbastanza chiaro dello scarso livello di conoscenza su questi temi.

Le bufale alle quali gli italiani credono di più (dal 53% al 79% del campione sono 4: gli agrumi servono a prevenire il raffreddore, i grassi fanno male e andrebbero eliminati dalla dieta, le merendine sono piene di additivi tossici come l’E330, mangiare ananas aiuta a bruciare grassi.

Maggior equilibrio, invece si riscontra rispetto alle altre 5 bufale prese in esame, alle quali gli italiani dimostrano di credere meno: lo zucchero fa male e non va dato ai bambini (46%), i carboidrati fanno ingrassare (44%), eliminare il glutine aiuta a dimagrire (30%), il lievito fa male alla salute (27%), ogni tanto la merenda e la colazione andrebbero saltare per stare meglio in salute (12%).

LE 5 REGOLE AUREE ANTI “BUFALA” ALIMENTARE ONLINE

Cosa bisogna fare quando ci imbattiamo in una notizia allarmistica che riguarda un alimento o una bevanda, e non sappiamo capire se è vera oppure falsa?  Ecco le 5 regole auree proposte dal blog Ore17 – e firmate dal team di blogger ed esperti che hanno dato vita alla #OperazioneFalsiMiti - per scongiurare il rischio di cadere vittima di una bufala.

Primo, verificare le fonti di informazione. Se l’assenza di filtri sul web, unita alla viralizzazione delle informazioni, favorisce la diffusione di notizie scarsamente attendibili, è sempre consigliabile verificare la notizia su più fonti, anche per sviluppare maggior spirito critico rispetto all’informazione. Perdete un po’ di tempo, confrontate i punti di vista. E cercate di ragionare con la vostra testa.

 

Secondo: cercare la conferma di un esperto (medico, nutrizionista) prima di credere in quello si legge. La rete, nella sua democraticità, ha favorito la diffusione di contenuti generalisti, spesso mascherati da un taglio scientifico. È sempre bene quindi cercare l’opinione di un esperto qualificato, prima di credere a quanto affermato da chi non ha competenze per farlo.

 

Terzo: essere consapevoli della complessità della scienza. È un errore pensare che la scienza equivalga ad una verità assoluta e universalmente valida. In realtà, soprattutto in campo nutrizionale, i giudizi scientifici si caratterizzano per la complessità dei contenuti e per il relativismo dei punti di vista. E non sempre alcune conclusioni restano invariate nel tempo. Occorre quindi essere consapevoli della complessità della scienza e che la verità si costruisce negli anni, anche cambiando pareri e opinioni alla luce di nuove acquisizioni e ricerche.

 

Quarto: non indulgere nel sensazionalismo mediatico e nelle estremizzazioni. Bene e male, bianco e nero, è facile cedere al piacere rassicurante delle verità assolute che non rendono giustizia alle verità scientifiche contribuendo ad ingenerare falsi miti.

 

Quinto: modificare i comportamenti sul web e uscire dall’effetto “imbuto” della rete e scoprire nuove fonti e più punti di vista. Così come affidarsi all’innumerevole vastità delle informazioni rischia di far incorrere nelle bufale, allo stesso tempo limitarsi alla consultazione degli stessi contenuti può risultare controproducente. La conduzione delle ricerche a partire dalle medesime fonti aumenta il rischio di incorrere in bufale, meglio quindi considerare sempre nuove fonti, possibilmente più “scientifiche” rispetto all’oggetto di ricerca.

in data:01/10/2015

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