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Mediobanca: il vino italiano insegue il manifatturiero, ma primeggia nel food

Lo studio dell'istituto di credito relativo al 2016 segnala una crescita del 6% del fatturato rispetto al 2015. Il monitoraggio è stato fatto su 140 società produttrici italiane con ritorni economici superiori a 25 milioni di euro e su 14 internazionali

Roma- Le regine italiane vitivinicole per redditività sono Frescobaldi (utile su fatturato al 22,5%), Santa Margherita (21,3%), Palazzo Antinori (21%), Ruffino (16,7%) e Masi Agricola (9,3%). A segnalarlo, relativamente all’anno 2016, è lo studio di Mediobanca che ha monitorato 140 società produttrici italiane con fatturato superiore a 25 milioni di euro, e 14 tra le maggiori imprese internazionali quotate con fatturato superiore a 150 milioni di euro. Dall’analisi emerge che nel 2016 il settore vinicolo italiano registra il segno positivo, con un +6% del fatturato rispetto al 2015. Un dato che, se da un lato risulta inferiore rispetto a quello registrato dall'intera manifattura italiana (+9,3%), dall'altro è nettamente migliore rispetto a quello dell'industria alimentare (+2,9%). Nel settore vinicolo tricolore, i ricavi cresciuti del 6% nel 2016, sono stati trainati- si spiega- sia dal mercato estero (+6,6%) e sia da quello domestico (+5,3%); per entrambi si tratta della migliore progressione dal 2012. Gli "spumanti" segnano il maggiore sviluppo in termini di fatturato (+13,6%, il massimo del periodo), con la domanda interna (+14,1%) che supera quella oltre confine (+13%). Positivo, ma meno dinamico, il comparto dei "vini non spumanti" (+4,4% complessivo, +5,6% l'estero).

Nel 2016 Cantine Riunite-GIV, con 566 mln di euro di fatturato (+3,6% sul 2015), si conferma il maggiore gruppo italiano del vino. Seguono la cooperativa emiliana Caviro, con 304 mln di euro (+1,1%), e Palazzo Antinori con 218 mln di euro (+4,5%). Stabile in quarta posizione Casa Vinicola Zonin, con 193 mln (+5,1%) mentre cresce sensibilmente Cavit Cantina Viticoltori (+6,7%) che, con i suoi 178 mln di euro guadagna due posizioni diventando quinta. Anche Fratelli Martini (174 mln, +9%) sale dall'ottava alla sesta posizione mentre la divisione vini del Gruppo Campari è settima, con 169 mln di euro (-1,2%). Chiudono la top ten Botter, con ricavi pari a 165 mln di euro (+6,6%), Santa Margherita a 157 mln di euro, con una crescita tra le più alte nel settore (+32,9%), ed Enoitalia a 148 milioni (+9,7%).  

A livello generale sono sette le società che nel 2016 hanno ottenuto una crescita del fatturato superiore al 10%: il record va ancora una volta alla cooperativa trevigiana La Marca, che aumenta da 75 a 101 milioni (+33,9%), passando dalla 23a alla 17a posizione, seguita da Santa Margherita (+32,9%). Tra le altre società, buone le perfomance di Vivo Cantine (+25,4%), Villa Sandi (+20,7%), Lunelli (+13,4%), Mionetto (+11,3%) e Cantina Sociale Cooperativa di Soave (+10,3%). E per quanto riguarda l'estero? Ben 19 società realizzano all'estero oltre il 50% delle vendite. E' sempre Botter ad aggiudicarsi la medaglia d'oro, realizzando oltre i confini nazionali il 96,9% del fatturato 2016, seguita da Ruffino (93,5%), Fratelli Martini (89,7%) e Zonin (85,8%).

La classifica dei produttori italiani di vino in base alla forza dei loro bilanci - basata su un indicatore di sintesi delle performance economiche e patrimoniali del 2015 - vede la presenza tra le prime dieci società di ben sette produttori veneti e tre toscani, con Botter in testa. Seguono la toscana Ruffino, le venete Contri Spumanti, Mionetto e Villa Sandi e ancora la toscana Compagnia de' Frescobaldi. Le società venete primeggiano soprattutto sotto il profilo reddituale (Roi al 9,2% contro il 6,7% nazionale; Roe al 9,9% contro il 6,6%) ma risulta buona anche la redditività delle aziende toscane (Roi all'8,7% e Roe al 7,9%). Quest'ultime appaiono solide patrimonialmente (debiti finanziari al 39,1% dei mezzi propri contro il 67,8% nazionale), efficienti (costo del lavoro per unità di prodotto al 44,7% contro il 58,9%) e vocate all'export (65,3% contro 52%).

Il capitale netto delle 90 Spa e Srl vinicole italiane ammonta a circa 2,75 miliardi di euro. In base ai multipli di borsa delle società quotate sui mercati internazionali se ne può stimare indicativamente il valore di mercato in 4,4 miliardi, con un "premio" sul valore contabile pari a circa il 60%. Investire nel vino quotato in Borsa  continua a essere un ottimo affare: da gennaio 2001 l'indice di Borsa mondiale del settore vinicolo è cresciuto del 522%, ben al di sopra delle Borse mondiali che hanno segnato un +121%. Se in Nord America il vino ha reso quasi sei volte la Borsa nazionale (+566%), l'88% in più in Australia e l'84,8% in più in Francia, in Cina e Cile hanno registrato performance rispettivamente del -66,2% e -38,2%.

in data:07/04/2017

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