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Nomisma, export agroalimentare in Gran Bretagna rischia con Covid e Brexit

L'Italia ha esportato nel Regno Unito 3,4 miliardi di prodotti agroalimentari di cui quasi un quarto vino, facendo del nostro Paese il secondo fornitore dopo la Francia

Roma- Epidemia di Coronavirus e rischio "no deal" in tema Brexit mettono a serio rischio le esportazione agroalimentari. L'allarme viene da Nomisma, secondo cui l'Italia ha esportato in Gran Bretagna 3,4 miliardi di prodotti agroalimentari di cui quasi un quarto vino, facendo del nostro paese il secondo fornitore dopo la Francia. Nel giro di cinque anni, gli inglesi hanno incrementato le importazioni di "bollicine" italiane (in primis Prosecco) da 59 a 96 milioni di litri (piu' o meno 128 milioni di bottiglie). Ma il Regno Unito rappresenta anche il secondo mercato di destinazione delle nostre conserve di pomodoro e il quarto per quanto concerne pasta e formaggi.

Nomisma Wine Monitor ha realizzato un'indagine su un campione di 1.000 consumatori di vino della Gran Bretagna (in particolare residenti a Londra e nelle grandi citta' del Regno con oltre 500.000 abitanti); la chiusura dei ristoranti e dei pub/wine bar, la crescita dei consumi a livello quotidiano e non piu' occasionale, la riduzione della frequenza di acquisto presso negozi e Gdo (per evitare troppi contatti con altre persone) e, ovviamente, i vincoli di bilancio familiare sempre piu' stringenti, rappresentano i principali motivi alla base di un riposizionamento dei consumi verso il basso.

"Uno dei principali fattori di scelta nel consumo di vino che resta, ed anzi acquisisce ancora piu' importanza per il consumatore britannico durante il lockdown e' proprio il prezzo, accanto alla reperibilita' di informazioni sul web, cosi' come emerso dalla nostra indagine. E in effetti, un consumatore inglese su due ha dichiarato di aver acquistato vino on-line durante il periodo di quarantena", evidenzia Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma.
"Solamente il 18% dei consumatori - aggiunge - si dice pronto a spendere di piu' per il vino una volta che riapriranno pub e ristoranti contro un 17% che afferma il contrario e un altro 28% che addirittura berra' meno vino perche' uscira' di casa con meno frequenza rispetto a quanto faceva prima dell'epidemia".

A questa situazione si aggiungono i negoziati per la Brexit: "Quasi si percepisce la sensazione del governo britannico di voler ripartire da zero, sfruttando gli impatti derivanti dalla pandemia per riprogrammare l'intera politica economica e commerciale del paese, con tutti i rischi pero' connessi", dichiara Paolo De Castro, membro del Uk Monitoring group del Parlamento Europeo e componente del Comitato Scientifico di Nomisma.

in data:20/05/2020

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