Ti informiamo che, per migliorare la tua esperienza di navigazione questo sito utilizza dei cookie. In particolare il sito utilizza cookie tecnici e cookie di terze parti che consentono a queste ultime di accedere a dati personali raccolti durante la navigazione. Per maggiori informazioni consulta l’informativa estesa ai sensi dell’art. 13 del Codice della privacy. L'utente è consapevole che, proseguendo nella navigazione del sito web, accetta l'utilizzo dei cookie.

Home » Gli imprenditori del Gusto » Valerio M. Visintin: “I circensi del food ci mancheranno perché strappano sempre qualche grassa risata”

Gli imprenditori del Gusto

Valerio M. Visintin: “I circensi del food ci mancheranno perché strappano sempre qualche grassa risata”

Il giornalista e critico gastronomico mascherato del Corriere della sera torna nelle librerie con il suo ultimo lavoro “Cuochi sull’orlo di una crisi di nervi” sottolineando la deriva del mondo del cibo. Nel mirino la stampa compiacente e le fuffblogger

Il bastian contrario del patinato mondo del food torna a far parlare di sé con il solito sarcasmo che ormai lo contraddistingue.  Valerio M. Visintin, giornalista e critico gastronomico mascherato del Corriere della sera,   è nelle librerie  con il suo ultimo lavoro  “Cuochi sull’orlo di una crisi di nervi ”. Nel libro l’ironia un po’ amara sugli atteggiamenti  di tutti gli attori che popolano il settore domina le pagine firmate dall’autore che ha visitato e recensito negli ultimi dieci anni più di 2500 ristoranti e ha scritto una quarantina di guide gastronomiche e tre libri di narrativa . Nell’intervista rilasciata ad AgroalimentareNews Visintin mette al centro alcune regole basilari: il saper comunicare e lo scrivere per informare i lettori e non per beneficiare una azienda o uno chef. Nelle sua analisi non elemosina commenti sulle fuffblogger che verranno risucchiate, a suo parere, dal nulla che le ha forgiate e sulla inattendibilità delle guide enogastronomiche.   “Cuochi sull’orlo di una crisi di nervi ” sarà presentato  mercoledì 8 giugno alle h18.30 alla Feltrinelli Red di Firenze.

Anche con il suo ultimo libro non fa sconti a nessuno.  La sua lettura del mondo del food è al limite del caricaturale.  La nostra attenzione al suo lavoro ci porta a chiedere se salva qualcuno.  Ci faccia qualche esempio di professionista che apprezza nel settore.

“Apprezzo tutte quelle persone che svolgono la matassa quotidiana del loro mestiere con coscienza etica, spirito critico, autonomia di pensiero. Si tratta di una categoria umana e professionale presente persino nel mondo del food. E anche qui da noi è più affollata di quanto si creda. Ma non va di moda. Resta  confinata ai margini. Lasciando che siano gli altri a dare il cattivo esempio”.

Dall’alto della sua esperienza che consigli darebbe a chi inizia il lavoro di giornalista,  critico gastronomico o blogger a parte quello dell’anonimato per la recensione dei ristoranti?

 “Più che dare consigli. Mi permetto di timbrare due regolette fondamentali. Prima di tutto, bisogna saper comunicare. Non ci si deve accontentare di mettere in fila burocraticamente le frasi che ci sembrano appropriate. È necessario entrare nei meccanismi del testo, approfondire il lessico, puntualizzare la grammatica. Le parole e la tecnica stimolano il pensiero, ne alimentano gli snodi e le connessioni. Sono come il tessuto per i sarti o i colori per chi dipinge.

Il secondo precetto riguarda lo scopo del nostro lavoro. Noi scriviamo per informare i lettori. Il che dovrebbe essere presupposto ovvio e naturale. Vale la pena di ribadirlo, invece, dato che viene disatteso. Si scrive di cibo per farsi leggere dai colleghi, per beneficare una azienda o uno chef, per accreditare il nostro allineamento al pensiero maggioritario, per catturare dei click”.

Se dovesse essere lei l’ufficio stampa di un ristorante o di uno chef  la sua ricetta di comunicazione quale sarebbe?

 “Dipende. Le geometrie dei ristoranti sono variabili. Pertanto, non esiste un canone di comunicazione universale. Varia a seconda delle ambizioni e della trama che viene posta in scena. Ma, più che altro, mi fa rabbrividire l’idea di dover sottostare  ai capricci dei miei colleghi di settore”.

 Che idea ha degli influencer o presunti tali?

 “Non mi piace il termine. Che, stando all’accezione originaria, adombra una sorta di persuasione indebita sui consumatori. E non mi piace l’idea che la gente debba essere imbeccata da una fonte esterna, la cui purezza e la cui indipendenza sono tutte da dimostrare”.

Pensa  che le guide gastronomiche, cartacee e online, hanno ancora credibilità?

 “A dir la verità, non sono mai state del tutto credibili. Ormai, però, hanno toccato il fondo, al netto di qualche rarissima eccezione. Tuttavia, è curioso annotare come coincidano tre circostanze apparentemente inconciliabili: le guide più famose, cioè, sono le più inattendibili e, al tempo stesso, le più influenti”.

Crede che il circo mediatico del food abbia ancora vita lunga dopo i fasti di questi ultimi anni?

“Prima o dopo, qualcosa cambierà. L’attenzione del media allenterà la presa; i cuochi torneranno a cucinare abbandonando i palcoscenici; le fuffblogger verranno risucchiate dal nulla che le ha forgiate; i critici riprenderanno a scrivere di cibo e non di beatificazione degli chef. Quel mattino proverò un misto di sollievo e di rimpianto. Sollievo perché questa deriva non fa bene alla ristorazione, né alla potenziale clientela e nemmeno alla mia categoria. Rimpianto perché questi circensi, per sciagurati che siano, ci strappano sempre qualche grassa risata”.

 

Ti potrebbe anche interessare

Cuochi sull’orlo di una crisi di nervi

Immagine: credits Carrol Cruz e Jacob Sadrak

in data:02/06/2016

Cerca

Multimedia

  • video

    A Pasqua arriva la colomba al Parmigiano Reggiano di Claudio Gatti

  • foto

    Davide Del Duca di Osteria Fernanda: Amatriciana, guanciale croccante

  • video

    ‘Chef Ma Non Troppo’, Fede&Tinto raccontano “L’Italia in Cucina”