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Home » La Forchetta Dispettosa » Il “made in Italy”, Coldiretti e la sindrome della pizza all’ananas

La Forchetta Dispettosa

Il “made in Italy”, Coldiretti e la sindrome della pizza all’ananas

Non avendo elementi concreti su cui concentrarsi – o evidentemente non volendo farlo – le associazioni di produttori agricoli italiani spesso affrontano “battaglie” contro mulini a vento, che ciclicamente vengono riproposte sui media.  Ho appena visto un post pubblicato su twitter da La Repubblica (questo: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/08/20/foto/spaghetti_alla_bolognese_e_altri_orrori_coldiretti_made_in_italy_sfregiato_-146320110/1/?ref=twhr&timestamp=1471707569000&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter#1) sugli “orrori del Made in Italy sfregiato”, denunciato da Coldiretti. E qui, anche il “denunciato” andrebbe fra virgolette.

Attenzione: all’estero la cotoletta alla milanese potrebbe essere fritta in olio di semi! Che grande notizia, ma soprattutto che grande utilità a saperlo. Ormai sembra che queste associazioni di produttori (ripetiamo, produttori, ovvero agricoltori) si occupino un pò di tutto, come se fossero rappresentanti anche dell’industria alimentare, della grande distribuzione, delle associazioni di consumatori, dei ristoratori o chef, ecc. Riportare che il tiramusù in Olanda non prevede mascarpone, o che “secondo Coldiretti sono molto diffusi nel commercio estero combinazioni pronte per l'uso di carne e pasta” sono di completa inutilità. Questo è accettabile finchè si tratta di un post su facebook o un articolo di giallozafferano sulle varianti estere della cucina italiana, ma quando Coldiretti dà queste notizie – forse per giustificare altre mancanze – si ha l’impressione che non si stia facendo il lavoro per cui si viene pagati da oltre un milione e mezzo di agricoltori italiani. Ai quali non importa assolutamente nulla se all’estero si vendono polpette congelate chiamate “Italian style meatballs”, o se si vendono lasagne o ravioli in scatola. Non ha alcuna importanza perchè nessuna azienda alimentare all’estero che produce questa tipologia di alimenti comprerà mai del pollo italiano per metterlo nella pasta. Nè compreranno pasta italiana o altri ingredienti.

Qual è lo scopo di queste notizie, che vengono riproposte di tanto in tanto su televisione, giornali e internet? Vogliamo insegnare al mondo come mangiare? Pretendiamo che qualunqua cosa dica “Italian” o “Italian style” sia italiano? E se sì, quale sarà il vantaggio per l’agricoltura italiana? I nostri tortellini sono fatti con carni italiane? Sono sempre gli agricoltori a trarne vantaggio economico? In che modo questa “battaglia contro i mulini a vento” può aiutare gli iscritti alla Coldiretti? Andando oltre i semplici iscritti, come vuole Coldiretti essere utile agli italiani? Informandoli che all’estero potrebbero trovare la pizza con l’ananas? Molti lo sanno già, e non la ordinerebbero – tranne che per la curiosità di provare un abbinamento strampalato – quindi dov’e’ il punto?

Il problema sembra essere quello che le associazioni nate per difendere categorie di lavoratori o cittadini e rappresentarli, sono molto efficienti nell’incamerare fondi e finanziamenti, ma a volte risultano carenti sui risultati. Credo che è tempo di discutere con serietà e competenza sulle azioni concrete da attuare per 1. Assicurare sostenibilità economica all’agricoltura italiana, 2. Rafforzare l’industria alimentare italiana e il suo riconoscimento all’estero, 3. Promuovere la ricerca e l’innovazione dalla produzione primaria, 4. Sospendere la politica-spettacolo in materia agro-alimentare e lasciare ai blog e a un certo tipo di giornali il ruolo di parlare di quanto è buona la cucina italiana per dedicarsi al proprio lavoro.

Nicola Caporaso-Department of Agriculture | University of Naples Federico II | Italy Department of Primary Production & Processing | Campden BRI | Glouchestershire | UK Department of Food Sciences | University of Nottingham | Leicestershire | UK

in data:24/08/2016

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