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La Forchetta Dispettosa

Olio di palma: verità o populismo?

Negli ultimi mesi un’ondata diffamatoria su internet è andata crescendo contro l’olio di palma, un ingrediente che ritroviamo in molti alimenti come prodotti da forno, snack e biscotti e non solo, è anche un componente fondamentale di una larga varietà di creme, prodotti di cosmetica e saponi.

Alcuni parlamentari, poi, hanno deciso di cavalcare l’onda mediatica sollevando la questione all’interno dei palazzi. Due le motivazioni: l’olio di palma sarebbe dannoso per la salute e contribuirebbe al deforestamento feroce e senza limiti delle aree naturali del Borneo e del Sud America. Una terza motivazione, forse la più vera: questo tipo di campagne portano consensi facili e popolari, per non dire populisti. E allora viene da chiedersi quanto c’è di vero e quanto invece è il frutto di un accanimento di massa sviluppatosi on-line?

Prendiamo l’argomento salute. È sbagliato giudicare dannoso un prodotto senza veri e propri riscontri scientifici. Recenti studi, al contrario, smentiscono fortemente qualsiasi correlazione fra olio di palma e patologie cardiovascolari. Fra questi quelli della French Foundation for Food and Health (FFAS), quelli dell’Università di Cambridge in Inghilterra e in Italia uno studio dell’Istituto Mario Negri guidato dalla dottoressa Elena Fattore pubblicato sull’International Journal of Food Science and Nutrition.

Dal punto di vista dell’ambiente e delle tanto amate foreste (in Italia peraltro sono appena 1/3 del territorio, in Malesia il 62%) le condotte dei paesi esportatori di olio di palma non sono sempre state delle migliori. Oggi, però, la situazione è diversa. La Malesia oggi è un esempio di come un’azione congiunta fra governo, aziende e cittadini è riuscita a garantire la sostenibilità di una coltivazione fondamentale per lo sviluppo dell’economia di un Paese intero.

 A proposito di sostenibilità ricordiamoci che mentre in questi Paesi è stata raggiunta in poche decine di anni, noi Europei ce ne abbiamo messi migliaia. Secoli in cui abbiamo trasformato profondamente la natura del nostro territorio, disegnando il paesaggio con nuove coltivazioni diventate ora “caratteristiche”. Quale diritto abbiamo di restringere le opportunità di altri Paesi di sfruttare una risorsa per uscire da povertà e miseria, soprattutto se in modo sostenibile?

 Se si ascoltano poi le lamentele delle lobby contrarie all’olio di palma, Coldiretti su tutte, questa materia prima non solo danneggia la salute, ma anche l’economia di noi italiani. È vero? Un recente studio di Europe Economics dimostra come i benefici economici per l’Italia generati dal palma siano piuttosto alti: 14,000 posti di lavoro indotti, 500 milioni di contributi sotto forma di tassazione e 1 miliardo di euro di contributo al Pil nazionale.

 Invece di accanirsi sull’olio di palma, sull’alleato economico Malesia e di usare giochetti politici come specchietti per le allodole, forse sarebbe meglio chiedersi come superare i nostri problemi di occupazione e crescita. Di questi tempi è meglio tenerle aperte le fabbriche piuttosto che farle chiudere.

Francesca Dominici

in data:30/04/2015

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