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Federvini: per export vino italiano una flessione di quasi 300 milioni
L’incertezza della politica americana di interscambio commerciale continua a pesare anche nel primo bimestre del 2026 (-34% a valore rispetto ai livelli pre-dazi del 2024).
Roma- L'export italiano di vino nel 2025 verso il Mondo ha chiuso con -3,6% a valore, registrando una flessione di quasi 300 milioni di euro. Il dato più significativo riguarda gli Stati Uniti dove le importazioni di vino italiano hanno registrato una flessione del 12% a valore, dovuta all’imposizione dei dazi introdotti un anno fa. L’incertezza della politica americana di interscambio commerciale continua a pesare - segnala l'Osservatorio Federvini dal Vinitaly in collaborazione con Nomisma e TradeLab - anche nel primo bimestre del 2026 (-34% a valore rispetto ai livelli pre-dazi del 2024). Nonostante ciò, il comparto italiano ha mostrato tutta la sua resilienza con una tenuta superiore rispetto ai principali competitor mondiali come la Francia (-4,4%), la Spagna (-5,1%), il Cile (-10,2%) o gli stessi Stati Uniti, che hanno visto crollare il proprio export del 36%. Dati che dimostrano quanto le barriere tariffarie, che in ultima analisi rappresentano una forma di imposizione fiscale, danneggino le economie tutte, oltre che lavoratori e consumatori.
Il mercato interno e il consumo fuori casa
Nel 2025 il mercato in GDO, analizzato da Nomisma per l’Osservatorio Federvini, si è mantenuto stabile a 3 miliardi di euro a fronte di una leggera flessione nei volumi (-2,8%). Trainano gli spumanti, in crescita sia in volume (+3,1%) che in valore (+2,7%), e gli IGP che difendono la posizione mantenendo i valori invariati. Qualità e legame col territorio si confermano i driver di resilienza per il comparto, in un contesto di generale prudenza dei consumi. Parallelamente, l’analisi di TradeLab sui consumi fuori casa evidenzia un mercato complessivo da 102 miliardi di euro, in crescita dell’1,5% a valore nonostante una lieve flessione nelle visite (-1,1%). All’interno di questo scenario, si osserva una polarizzazione dei consumi: mentre il vino registra, nel suo complesso, una riduzione del - 6,6%, le bollicine mostrano una maggiore tenuta (-2,3%), apprezzate soprattutto dalle generazioni "boomer" e nella ristorazione di fascia alta. Emerge inoltre una tendenza trasversale verso un consumo moderato e consapevole, dettato dall’evoluzione dei regimi alimentari che influenzano soprattutto le scelte dei giovani adulti.
Le nuove prospettive degli accordi internazionali
Nuove opportunità si aprono per il comparto grazie all’accelerazione degli accordi di libero scambio promossi dall’Unione Europea, che promettono mercati più dinamici e accessibili. Dal prossimo 1° maggio entrerà in vigore, in via provvisoria, l’intesa con il Mercosur, aprendo l’accesso a un mercato di 260 milioni di abitanti con un PIL complessivo di 3.000 miliardi di dollari. Un’area in cui, negli ultimi cinque anni, le importazioni di vino sono cresciute del 45%, con l’Italia già protagonista con una quota dell’8%, e dove i nostri vini rossi - in particolare toscani e piemontesi - consolidano una reputazione in costante ascesa.
Strategico, inoltre, l’accordo raggiunto con l’India, Paese da 1,47 miliardi di abitanti, dove l’export di Prosecco ha registrato un incremento del 165% nell’ultimo quinquennio e dove la riduzione dei dazi federali, storicamente al 150%, verso livelli del 20-30% promette una vera e propria rivoluzione dei flussi commerciali. Infine, la recente intesa con l’Australia - Paese con PIL pro capite tra i più alti al mondo - elimina completamente le tariffe doganali, aprendo nuove opportunità per i nostri vini, in un mercato che vale già oltre 540 milioni di euro in importazioni totali, anche se il capitolo sulla tutela delle indicazioni geografiche non appare pienamente soddisfacente.