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Filiera Corta

  • Il food vale 223 miliardi

    Il dato economico di consumo è emerso in occasione della presentazione di Host, il salone dell'Hospitaly in programma alla Fiera di Milano. La ristorazione organizzata in Italia vale 10,4 miliardi

    14/07/2015 14:55

    Vale in Italia 223 miliardi il mercato totale dei consumi alimentari food e beverage: i consumi a casa, ovvero quelli venduti tramite Gdo, e del dettaglio tradizionale sono pari a 151 miliardi di euro, mentre la componente dei consumi fuori casa vale 72 miliardi di euro, pari ormai al 32% dei consumi totali. I dati sono stati ufficializzati in occasione dell’edizione di ottobre di Host, il salone dell'Hospitaly in programma alla Fiera di Milano. La ricerca di mercato, effettuata da Tradelab, segnala che l’italiano è il terzo mercato in Europa e ha ancora spazi di crescita legati anche ai cambiamenti socio-demografici: aumento delle famiglie senza figli, dei single, aumento dell'occupazione femminile, nuovi stili di vita che hanno reso i consumi fuori casa non piu' un bene voluttuario ma quasi essenziale, anche perche' legati al bisogno di socialita'. In media si parla di circa 28 uscite al mese (34 volte per i giovani fino a 34 anni, principali fruitori del mercato fuori casa).

  • Mangiare meglio non significa spendere di più

    Fondazione Barilla presenta i nuovi dati sulla validità della Doppia Piramide nutrizionale e ambientale, il modello che mette a confronto la salubrità e la sostenibilità dei diversi alimenti. Paragonati 4 menù settimanali

    10/07/2015 12:01

    Mangiare sostenibile costa di più? A domandarselo è Fondazione Barilla in occasione del World Population Day (11 luglio) presentando i nuovi dati sulla validità della doppia piramide nutrizionale e ambientale, il modello che mette a confronto la salubrità e la sostenibilità dei diversi alimenti. In un momento di crisi- si spiega- è ancora più importante che un modello di alimentazione sostenibile sia anche alla portata di tutti. I dati- dice la Fondazione- dimostrano che mangiare meglio non significa spendere di più, soprattutto in Italia e nei paesi di area mediterranea.

  • Consumi, avanza la psicosi da crimine alimentare

    Il 65% degli italiani- registra un'indagine Coldiretti- sono convinti che la crisi li abbia esposti a dei pericoli di acquisto mettendo a rischio la propria salute. Sotto accusa i prodotti "low cost"

    09/07/2015 17:59

    Il 65 per cento degli italiani ritiene che la crisi abbia fatto aumentare i rischi ed è in allarme per i crimini alimentari. E il 12 per cento- secondo un’ indagine Coldiretti/Ixe’- dichiara di esserne stato vittima. Una paura- sostiene ancora l’organizzazione agricola- confermata purtroppo dalla realtà poiché secondo le elaborazioni Coldiretti dall’inizio della crisi sono aumentate del 183 per cento le frodi alimentari, sulla base dei dati sui sequestri di prodotti adulterati e contraffatti effettuati dai Carabinieri dei Nas nel periodo compreso tra il 2008 e il 2014.

  • Ancora alto il numero di famiglie che rinuncia al cibo

    La percentutale sui consumi, dopo tre anni di crescita, passa dal 62% al 59%. Continua ad essere in crescita, soprattutto nel Sud Italia, la quota di acquisto presso gli hard discount

    08/07/2015 15:25

    E' ancora alto in Italia il numero di famiglie che rinuncia al cibo. Il dato, anche se in diminuzione dopo tre anni di crescita, passa dal 62% al 59%, soprattutto nel Centro-Nord. Non si riduce la quota di acquisti presso hard discount (13%), che continua a crescere al Sud e nelle Isole (dal 12% al 15%). Il livello di spesa alimentare rimane complessivamente stabile (in media 436,06 euro al mese). In diminuzione la spesa per carne (da 99,64 nel 2013 a 97,20 euro nel 2014), che si accompagna a quella per oli e grassi (da 15,16 a 13,79 euro) e per bevande analcoliche (da 20,61 a 19,66 euro), mentre aumenta la spesa per piatti pronti e altre preparazioni alimentari (da 9,52 a 10,5 euro)

  • Il buon vino si sceglie online: la ricerca della parola chiave è cresciuta del 30 per cento

    Dal 2012 ad oggi il canale di vendita digitale è aumentato del 10% anno su anno. Il “bevitore” seleziona sul web bottiglie di media-alta qualità aumentando la spesa media

    07/07/2015 13:16

    Il canale di vendita del vino, ad esclusione di quelli dell’on-trade (alberghi, ristoranti, bar e servizi simili), ha registrato i maggiori tassi di crescita, superiori al 10%, anno su anno, a partire dal 2012. E in Italia, negli ultimi 5 anni, il volume di ricerche effettuate online di parole inerenti al settore del vino è in costante crescita. In particolare le ricerche nel 2014 sono aumentate di oltre il 30% rispetto al 2010 e in media ogni mese sono effettuate 360.000 ricerche sul vino, provenienti principalmente dalla Toscana, dalla Liguria e dal Veneto. Gran parte di esse sono correlate all’acquisto/vendita online del vino, altre invece alla tipologia di vino, ad esempio bianco o rosso, ed altre fanno riferimento a specifici brand. A segnalarlo è Alkemy, uno dei primi digital enabler italiani.

  • Palermo è la città più cara per il cappuccino. Roma la più economica

    A renderlo noto è la Fipe comparando i prezzi negli esercizi commerciali da città a città. Nei circa 149mila bar italiani registrato un aumento dell’1%, poco al di sopra del tasso di inflazione

    06/07/2015 16:00

    Palermo è la città con il costo medio più alto per il cappuccino. A dimostrarlo sono le ultime rilevazioni della Federazione italiana pubblici esercizi (Fipe). Tabelle alla mano si segnala che nella città siciliana il costo medio è di 1,46 euro contro 1,36 euro di Torino, 1,30 euro di Milano, 1,29 di Napoli e infine 1,03 euro di Roma. La comparazione è stata fatta entrando nel dettaglio dei prezzi negli esercizi commerciali da città a città dove in media una tazzina di caffè al bar costa 0,94 euro, un cappuccino 1,27 euro e un panino circa 3 euro. Si spiega inoltre che limitandosi ai prezzi praticati dai pubblici esercizi delle principali metropoli si scopre, ad esempio, che a Torino un caffè si paga 1,04 euro, a Roma 0,84 euro, a Milano 0,98 euro, a Palermo 0,91 euro e Napoli 0,87 euro.

  • Italiani popolo di “chicken lovers”

    Un sondaggio Doxa per Unaitalia segnala che otto connazionali su dieci mangiano carne di pollo almeno una volta alla settimana. Molti però i luoghi comuni e falsi miti associati al consumo di carne avicola

    23/06/2015 14:25

    Piace a tutta la famiglia, è ritenuta la migliore ed è ricca di proteine e povera di grassi. Parliamo della carne di pollo incoronata dagli italiani, attraverso un sondaggio Doxa per Unaitalia (Unione Nazionale delle filiere agroalimentari delle carni e delle uova), quasi incomparabile. Stando ai numeri oggi infatti 8 connazionali su dieci la consumano almeno una volta alla settimana e per 7 consumatori su 10 è la più affidabile tra tutte le carni. Il sondaggio segnala inoltre che in casa mette d'accordo tutti (82% degli intervistati), è considerata conveniente ed economica (91%) e, rispetto alle altre carni, quelle di pollo e tacchino sono ritenute più magre (89%) tra gli alimenti più indicati per una dieta dimagrante (83%).

  • Carni avicole: crescono produzione e consumi. L’Italia punta a raggiungere la media Ue

    Secondo Unaitalia i consumi interni sono al 25% ancora al di sotto del livello continentale. La produzione è stata pari a 1.261.200 tonnellate, in lieve aumento rispetto al 2013 (+0,2%)

    19/06/2015 15:05

    In Italia i consumi delle carni avicole rappresentano circa il 25% del consumo totale di carne e sono molto al di sotto della media europea; il consumo di pollo, escludendo gli altri volatili, è pari a 13,6Kg l’anno pro-capite, contro i 17,8 Kg medi in Ue (dati Unaitalia e AVEC 2014). Secondo le conclusioni del primo Documento di Consenso sul ruolo delle carni avicole dell’istituto di ricerca Nutrition Foundation of Italy (NFI), coordinato da Andrea Poli e Franca Marangoni con il supporto di esperti nazionali con articolate competenze specialistiche e pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Food & Nutrition Research (www.foodandnutritionresearch.net), un maggiore ricorso alle carni avicole, nell'ambito di un consumo adeguato di alimenti su base proteica, consentirebbe un miglioramento della qualità complessiva della dieta nella popolazione italiana.

  • Nel frigo si scoprono gli stili di vita degli europei

    La ricerca commissionata dalla multinazionale americana Whirpool (Indesit) ha messo a confronto i consumatori di Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Russia e Svezia facendo emergere i "must" presenti nei refrigeratori casalinghi

    17/06/2015 14:40

    Paese che vai frigo che trovi, ma anche famiglia che vai frigo che trovi. Arriva a queste conclusioni una originale ricerca sugli stili alimentari, commissionata dalla multinazionale americana Whirpool (Indesit), che ha messo a confronto otto diversi stili di vita che raccontano di come in Italia, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Russia e Svezia il frigorifero rappresenti l'elettrodomestico chiave per una persona su tre. Ma cosa viene conservato con maggiore frequenza nei frigo di casa? In Italia la frutta fresca è il prodotto che, insieme alla verdura, occupa più spazio

  • La pasta resiste alla sfida lanciata dalle diete low-carb

    Il 90% degli italiani ama il prodotto simbolo dello Stivale e il 53% non ci rinuncia. Ecco perchè una ricerca Doxa per Aidepi rivela che le "ricette" nate negli Usa non sono riuscite a sedurre la penisola

    11/06/2015 18:04

    Toglieteci tutto ma non la pasta. Gli italiani, anche a dieta, non rinunciano ai carboidrati, che sono la colonna portante dell’alimentazione mediterranea. Lo rivela una ricerca Doxa (1000 casi rappresentativi della popolazione italiana) commissionata da Aidepi ̶ Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane ̶ dal titolo “Diete low-carb: cosa ne pensano gli italiani”, che per la prima volta ha cercato di fare chiarezza sul reale impatto di queste diete nel nostro Paese. Si scopre così che solo il 5% degli italiani ne ha sentito parlare, al di là del clamore mediatico suscitato da questi regimi dietetici, che da oltre 30 anni promettono dimagrimenti “lampo”, demonizzando tutto ciò che deriva da grano e cereali. E nonostante queste diete abbiano come testimonial personaggi famosi del mondo dello spettacolo, soltanto il 2% dei nostri connazionali ha dichiarato di averne seguita una.

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